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Palazzo Crico di P.zza Trento Trieste (XVI sec.) - Feltre

Il palazzo fu costruito nel secondo decennio del Cinquecento da Andrea Crico. Gli affreschi della facciata sono attribuiti a Lorenzo Luzzo, quelli delle volte del sottoportico potrebbero essere opera di un altro artista locale meno colto del Luzzo.
Sulla facciata gli affreschi si suddividono in tre registri orizzontali. Sono raffigurati all'interno di una architettura dipinta: l'episodio dell'Adultera portata dagli Scribi davanti a Cristo, il sacrificio di Isacco, figure con sfondi di paesaggi ed alberi, fasce rosse con medaglioni monocromi, e nella fascia sottogronda, delimitate da due stemmi con le iniziali di Andrea Crico sorretti da putti alati, la Giustizia, la Fortezza, un bucranio monocromo (perduto), lacerti della Speranza e dalla Fede, un bucranio monocromo, la Temperanza e la Prudenza.

Stato di conservazione

Gli affreschi del piccolo prospetto laterale sono stati probabilmente demoliti o comunque coperti da un intonaco Ottocentesco a marmorino rosa bianco e azzurro che si estendeva sotto l'arco e all'interno dell'arco nel sottoportico con la raffigurazione di un'Annunciazione che copriva l'affresco originale con lo stesso soggetto.
L'intonaco a marmorino ora presente era annerito ed eroso dal dilavamento dell'acqua, nelle parti più esposte erano inoltre presenti distacchi di intonaco e crepe e mancava una mensola di stucco di una cornice della finestra.
Gli affreschi della facciata, come quelli del sottoportico furono restaurati nel 1962 dal Prof. Bastianello.
Osservando la fotografia che ritrae gli affreschi prima del restauro di Bastianello pubblicata nel volume di Virginio A. Doglioni "Case affrescate a Feltre" edito nel '62 si osserva che il tetto era già stato rifatto prima del '62 ed erano stati sotituiti i travetti di sostegno dello sporto che invadono la superficie affrescata, si osserva infatti che l'intonaco affrescato nelle adiacenze dei travetti è stato sotituito con malta cementizia.
L'intonaco affrescato è molto dilavato probabilmente anche a causa delle vecchie perdite dal tetto.
Il cemento degli intonaci sotto il tetto ha dato origine a gravi processi di solfatazione con sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica, accentuati dalla presenza di una resina di sintesi (probabilmente una vinilica) stesa nel restauro del '62.
Oltre alla resina sono presenti ossalati, depositi di particellato e gesso.
Con l'intervento del Prof. Bastianello le porzioni di affresco della fascia sottogronda più degradate vengono demolite ed ulterirmente sostituite da una malta che copre le lacune e il cemento tra i travetti.
Gli intonaci e la muratura sono attraversati da fessurazioni dovute ad un cedimento del terreno sottostante ai pilastri, nella facciata e nel sottoportico sono presenti tiranti metallici.
Il degrado causato dalla solfatazione e dal successivo contatto con la pioggia è maggiore nella parte più bassa del palazzo, ad esclusione della fascia sottogrona dove il cemento ha trasmesso i sali che hanno causato il sollevamento della pellicola pittorica.
Altri fattori di degrado non trascurabili erano costituiti dalla resina vinilica presente sulla superficie e dai gas di scacrico tutt'ora presenti.
Si rilevano inoltre negli affreschi della facciata e del portico, stuccature ed estese ricostruzioni pittoriche ormai alterate: fondi rosa, ramoscelli con foglie, parte delle figure e delle architetture.
All'interno delle stesse giornate di lavoro vi sono zone più degradate, forse corrispondenti a procedimenti di "pulitura" dell'artista per rompere la prima formazione di crosta cristallina e richiamare l'umidità in superficie, che hanno reso la pittura meno resistente.
Le volte e le pareti del portico sono state oggetto di gravi manomissioni, la superficie affrescata è fortemente abrasa e ridipinta.
Asportando le ridipinture sono emerse tracce di uno scialbo di calce che un tempo copriva la pittura del portico e che fu asportato con attrezzi e sostanze corrosive.
Le grandi lacune delle volte erano stuccate e ricostruite ad imitazione, uno degli spicchi più piccoli era coperto da uno strato di mattoni e calce per renderlo più tondeggiante.
Una parte consistente delle pareti del sottoportico fu demolita per costruire delle aperture molto più ampie.
Con le pareti, sono stati demoliti i peducci degli archi e alterata la linea dei costoloni.
Il paramento lapideo in calcare bianco locale detto "Biancone" era offuscato dai depositi carboniosi e coperto dalla stessa resina degli affreschi.

   

Intervento di restauro

Sono state effettuate le seguenti operazioni:

Facciata principale
1) Preconsolidamento localizzato delle esfoliazioni del film pittorico con resina acrilica e carta giapponese.
2) Asportazioni dei depositi di particellato, delle solfatazioni, del fissativo vinilico alterato e dei ritocchi con impacchi di pasta di cellulosa e Carbonato di Ammonio preceduto da pulitura con spugne di mare. La pulitura è stata particolarmente difficile a causa della presenza di pellicole ad ossalato e della resina vinilica vecchia di più di 38 anni ed esposta al sole.
3) Consolidamento dei distacchi di intonaco con iniezioni di malta idraulica naturale Albaria 50 della M.A.C.
4) Risanamento della solfatazione e consolidamento dell'intonaco pittorico con Idrossido di Bario ad impacco con pasta di cellulosa.
5) Asportazione delle vecchie stuccature ed esecuzione di nuove con grassello di calce ed inerti di simile tono e granulometria, asportazione della malta cementizia sopra il cornicione e posizionamento di aghi antipiccione.
6) Asportazione degli intonaci del restauro precedente ed esecuzione di nuovi intonaci con calce ed inerti di simile tono e granulometria agli originali.
7) Consolidamento strutturale del pilastro con iniezioni di malta Microline della Volteco.
8) Pulitura con impacchi di pasta di cellulosa, sepiolite e Bicarbonato di Ammonio, stuccatura della pietra con le stesse metodologie dell'affresco e rimessa in sede di un concio della fascia marcapiano.
9) Integrazione pittorica con Caseinato di Ammonio e pigmenti a velatura, sottotono e puntinato.

Facciata Ottocentesca
1) Pulitura degli intonaci con impacchi di pasta di cellulosa e Carbonato di Ammonio.
2) Consolidamento dei distacchi di intonaco con malta idraulica naturale Albaria 50 M.A.C. per i piccoli e per quelli più grandi Albaria 100 M.A.C.
3) Stuccatura degli intonaci con grassello di calce ed inerti di tono simile all'originale.
4) Calco e posizionamento della mensola mancante della finestra.
5) Pulitura e stuccatura della pietra con le stesse metodologie dell'affresco.

Sottoportico
1) Pulitura dai depositi di particellato dalle solfatazioni e dalle ridipinture.
2) Asportazione dei residui di scialbo con bisturi, strumenti ad ultrasuoni e microincisori.
3) Risanamento della solfatazione e consolidamento dell'intonaco pittorico con Idrossido di Bario ad impacco con pasta di cellulosa.
4) Asportazione delle vecchie stuccature ed esecuzione di nuove con grassello di calce ed inerti di simile tono e granulometria.
5) Asportazione degli intonaci di restauro, inserimento di zeppe in larice stagionato tra i mattoni delle volte ed esecuzione di nuovi intonaci con calce ed inerti di simile tono e granulometria.
6) Integrazione pittorica con Caseinato di Ammonio e pigmenti a velatura, sottotono e puntinato.

Sono stati inoltre eseguiti restauri di facciate di edifici in via XXXI ottobre.

 

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